Turismo Dentale

Il fenomeno dei turisti dentali nelle cliniche dell’Est: pro e contro della ‘vacanza odontoiatrica’

Le cliniche dei Balcani garantiscono un risparmio tra il 60 e l’80% rispetto ai dentisti italiani, ma non è tutto oro quel che luccica. Ecco cosa c’è da sapere prima di affidare la propria bocca alle cliniche low-cost albanesi, moldave e croate.

Sul web si trovano pacchetti all-inclusive: spese cliniche, alloggio e trasferimento in aeroporto, tutto compreso. Persino escursioni nei luoghi turistici di maggiore interesse e l’accesso a centri di bellezza. Il fenomeno del turismo dentale ha fatto il boom tra gli italiani e il motivo è presto spiegato: attraversare l’Adriatico e scegliere l’est Europa – in particolare Albania, Moldavia, Serbia e Croazia – per curare i propri denti significa risparmiare parecchio denaro. Almeno sulla carta.

Ci sono agenzie di viaggi e tour operator nati appositamente con questo core business: offrire la vacanza, oltre al dentista. Negli ultimi mesi, poi, molte cliniche hanno iniziato a svincolarsi dai tour operator per fare da sé. Hanno messo in rete siti internet ottimizzati per apparire sui motori di ricerca e catturare l’attenzione di chi sta cercando informazioni in merito, con tabelle che paragonano le loro tariffe con quelle dei dentisti italiani per tutta una serie di interventi: impianti, protesi mobili, estrazioni, otturazioni.

Promettono costi contenuti, tempistiche più brevi rispetto ai dentisti italiani e lo stesso standard di qualità sui trattamenti e sui materiali utilizzati. In questi paesi un impianto in titanio, in media, costa 490 euro, mentre in Italia oscilla tra i 650 e gli 800 euro. Perché? Il personale medico e paramedico dell’Est Europa a fine mese porta a casa un salario che oscilla tra i 200 e i 600 euro. Il costo della vita più contenuto incide anche sull’affitto e sull’acquisto degli ambulatori (in Albania il canone mensile è di una decina di euro a metro quadro e un locale di 100 metri in pieno centro a Tirana costa 110 mila euro). Anche le tasse – sul lavoro e sulle attività commerciali – sono meno pressanti che in Italia.

Tutto bene, tutto perfetto. Il vantaggio, però, si limita al solo aspetto economico.

I problemi arrivano dopo. Le cure, nell’Est, sono più veloci perché solitamente le protesi vengono installate senza prima aver rimosso vecchie ricostruzioni, carie e infezioni – alcune delle quali richiedono diverse settimane di trattamento. Il 60% di coloro che si sono rivolti a professionisti italiani dopo un intervento nei Balcani ha lamentato infezioni non curate; il 15% protesi adattate frettolosamente, quindi non funzionali e da sostituire, e il 20% l’utilizzo di materiali di bassa qualità, o con quantità di nichel non dichiarate.

Gli interventi, che si tratti dell’installazione di un impianto a carico immediato, di una devitalizzazione o di una semplice estrazione, richiedono successive visite per controllare che il recupero proceda correttamente. All’estero, però, si va generalmente per una settimana. La maggior parte di queste cliniche assicurano i risultati, anche a vita, ma ogni garanzia è relativa e del tutto teorica, considerata la scomodità di recarsi nuovamente in loco per ogni minimo accertamento.

Scegliere l’estero per curare i propri denti significa avere pochi, pochissimi elementi a disposizione per valutare preventivamente la professionalità di chi opera, la sua organizzazione e il suo metodo di lavoro, la qualità dei materiali usati e la trasparenza sui prezzi. Proprio così, anche i prezzi: una volta sul posto possono lievitare, con la scusa che il dentista, prima dell’arrivo del paziente, non aveva tutti gli elementi per fare un preventivo preciso.

Il prezzo, come è facile intuire, non è l’unico fattore da prendere in considerazione prima di scegliere a chi affidare la salute della propria bocca. È senza dubbio importante, ma dovrebbe essere valutato solo secondariamente ad altri parametri, come la professionalità, la capacità e l’affidabilità di chi opera.

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