Fitoterapia come la magia?

Due italiani su 10 utilizzano rimedi a base di piante officinali. A volte per decisione autonoma, altre su
prescrizione del medico. Ma non tutti vedono favorevolmente questa tendenza, in particolare per due motivi: la mancanza di una corretta informazione e l’assenza di studi clinici controllati.

I sostenitori della fitoterapia ricordano invece che le piante officinali rappresentano il punto di partenza per la preparazione di molti farmaci. La moderna industria farmaceutica utilizza infatti numerose molecole di origine vegetale per la sintesi di medicinali. Basti pensare all’Aspirina, ottenuta dall’acido salicilico, presente nella corteccia di varie specie di salice e nella Spirea ulmaria.

Uno studio pubblicato qualche anno fa, ma ancora attuale, sull’European journal clinic pharmacology, ha evidenziato il motivo principale che spinge a curarsi con le medicine naturali, tra cui la
fitoterapia. Ovvero, il timore di effetti collaterali legati all’assunzione di farmaci. Le erbe medicinali, al contrario, vengono ritenute sicure in quanto naturali. Di qui la tendenza a utilizzarle senza chiedere consiglio al medico curante o al farmacista.

Questa abitudine però può essere rischiosa e questo lo sostengono tutti gli specialisti, favorevoli e contrari all’uso della fitoterapia. Alcune piante officinali possono causare diversi effetti collaterali, in particolare se vengono assunte contemporaneamente ad altri farmaci. Prendiamo come esempio il gingko biloba. Questa pianta riduce l’aggregabilità delle piastrine e migliora la fluidità del sangue. E’ dunque vietata se si sta seguendo una cura con farmaci antiaggreganti piastrinici e anticoagulanti, quindi prestate bene attenzione!

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